11.19.2007

Scatola di Polizia 交番


Non è una nuova sigla della prolifica Cristina D'Avena ne dei suoi collaboratori Gem Boy, bensì il nerbo portante della falange armata Giapponese: il posto di polizia!
Questi piccoli (c'era da stupirsi?) contenitori di "bracci lunghi della legge" sono chiamati kouban (交番), si trovano un pò dovunque e hanno quasi sempre un baldo poliziotto pronto ad aiutare il popolano indifeso del momento.
Hanno orari di apertura, un proprio numero di telefono fisso, e sono schivati dai Giapponesi la sera tardi.
Questo qui è quello di Ginza (area metropolitana di Tokyo), vicino al kabukiza, il teatro di kabuki di cui parlerò più avanti.

11.17.2007

Cessi Giapponesi

Il museo del kodokan riserva altre sorprese! Ecco il primo dei bagni giapponesi che ho fotografato!

11.16.2007

Il mondo fluttuante 4

(Per chi si fosse perso le puntate precedenti trovate l'elenco QUI.)
Con un titolo tanto altisonante è stato facile allontanarsi dall'argomento, chiedo venia.
Continuerò comunque a rimanere off-topic fino alla prossima meta di quella famosa giornata, dedicata all'arte giapponese.
Continuiamo dunque con le sorprese di quel bel museo quale era il kodokan!Demoniche navi nere (Kuro Fune 黒船) dalla devastante potenza distruttiva!
Testimonianza diretta di quelle giornate che dall'8 luglio 1853 videro per la prima volta il contatto tra la cultura americana, in piena espansione commerciale (mai fermata), e quella giapponese, abbastanza saggia da riconoscere che una nave a vapore con 8 cannoni a lunga gittata e 21 medi (quando loro avevano solo sentito parlare del carbone per trainare una nave) era abbastanza per riaprirsi al mondo esterno; figurarsi quando arrivò il commodoro Perry con 4 di queste, dando un anno di tempo per una risposta affermativa (tornò con 8 navi).
Ecco il sigillo, con le pesanti catene e la rossa polvere. I caratteri dei sigilli provengono dalla più antica scrittura, e sono quelli che più possono essere chiamati ideogrammi, tra i logogrammi usati da sempre in Giappone.
Quante emozioni e diversi atteggiamenti possono essere ravvisati in questo condottiero? Quando noi cercavamo di arrivare il più possibile ad una rappresentazione realistica delle cose, che non seppe tener testa alla fotografia e alla tecnologia seguente, in Giappone si era sempre seguita una diversa filosofia nella rappresentazione delle cose...

11.13.2007

Il mondo fluttuante 3

(Per chi si fosse perso le puntate precedenti trovate l'elenco QUI.)
Sbirciando tra le sale...
Ombre e luci continuano ad accarezzare la pelle come trine di tende in sfarzose ville palladiane, ci credereste che non avevo proprio mai pensato di andare in un posto così e mi ci sono ritrovato in mezzo?
Ecco un particolare della stanza dove con tutta probabilità il padrone della scuola intratteneva ospiti o allievi, ovviamente esso stava con le spalle al tokonoma (床の間 l'alcova rialzata) sempre contenente un makimono (巻物 pergamena o rotolo iscritto) srotolato in verticale, oppure una composizione floreale; alla sua sinistra poi (qui alla destra) era ed è visibile il chigaidana (違い棚) un insieme di scaffali e cassetti ad ante scorrevoli.

Ah, il tokonoma deve per forza essere costruito nella casa, non si può improvvisare in un muro, mi raccomando! come dite? ne volete uno? ecco qui come rimediare!

Prendete un muro... fatto?
In punti prescelti rompetelo fino a formare un'alcova (niente rapporti erotici però, almeno per ora) rialzata da terra di pochi centimetri... fatto?
Rompete e bruciate 2 confenzioni da 150ml di colla vinilica a inari (il mio preferito)... fatto? (era meglio farlo all'aperto)
Lesti, cercando di non svenire, mettete un fiore particolarmente adatto alla stagione in un vaso, e riponete il tutto nel vostro nuovo, completo, giapponesissimo tokonoma!
A presto!

11.12.2007

Il mondo fluttuante 2

(Per chi si fosse perso le puntate precedenti trovate l'elenco QUI.)
Continuando l'escursione in questa antica scuola ho capito che l'erba del vicino è veramente più verde:
Il giardino del kodokan Alcune immagini del giardino esterno e un cortile interno.
Una cosa che sempre ha colpito l'animo è stata la natura che in templi , santuari, scuole e chi più ne ha più ne metta, è stata imbrigliata e portata alla massima rappresentazione di quello che essa è: spontanea rivelazione della grandiosità della vita.
Infatti, pur essendo importante in quasi tutte le scuole filosofiche orientali il rapporto con l'impermanente e con l'illusione della realtà, molto spesso anche i più grandi maestri avevano piacere nel soffermare lo sguardo in un bel giardino.

In giardini giapponesi però non è semplice vedere il brutale controllo che sempre un giardiniere è costretto ad usare sulla natura, come invece ci ritroviamo ad ammirare in un giardino all'inglese.
L'erba tagliata è sempre presente, ma per il resto le forme vengono sempre dettate dai componenti naturali, e mai dalla forma di una cesoia. E' possibile quindi notare, camminando sulle sconnesse pietre del giardino, angoli dove la vegetazione sembra spinta all'estremo della sua improvvisazione:Altre cose che si potevano trovare in questo giardino da meditazione, camminando tra le pietre sconnesse nell'erba, erano un piccolo boschetto di bambù, che oltre a raffigurare la resistenza alle avversità, propagava un suono unico e particolare, quando il vento faceva battere tra di loro le fitte canne.

11.11.2007

Il mondo fluttuante 1

Ukiyo (浮世)
Mondo fluttuante, solitamente conosciuto per i dipinti (ukiyoe, 浮世絵: dipinti del mondo fluttuante), un concetto che tanto ha mosso il cuore giapponese, che ha radici profonde nel passato del Giappone, e le cui lunghe fronde arrivano fino al futuro del mondo (fu lo stile che più influenzò, direttamente, artisti di fine 1800 come Van Gogh).
Con esso porta tutto quel senso di ironica visione della caducità delle cose, di un modo di intendere il mondo aspro, visivamente potente ed emotivo, ma al contempo delicato e raffinato, pulito nella sua continua raffinazione stilistica.

Con questo pretesto vi accompagnerò attraverso una prigione/scuola e un museo d'arte che ho visitato il 7 ottobre 2007.

Con mia estrema sorpresa, la mia arrendevolezza nei confronti dei modi gentili delle persone che mi hanno ospitato ha portato un mio ospite; un uomo sulla cinquantina simpaticissimo, che vive lontano dalla famiglia per motivi di lavoro, ad accompagnarmi in un bellissimo complesso scolastico usato anche come prigione per un personaggio famoso della metà del 19° secolo.
La vita li doveva essere sicuramente dura, ma i piaceri raffinati che li potevano essere trovati trasparivano dalla sobria semplicità delle rifiniture di lusso.



Cominciamo dal parcheggio che mostra dal fuori questo complesso, circondato da muri di un bianco sgargiante nella mattinata giapponese. Confina a nord con una scuola media attualmente usata, segno che se si trova una buona posizione per una funzione, perché cambiare? che sia a causa della geomanzia cinese?



Ecco una stanza per le accoglienze, si apre su un cortile, e l'enorme tokonoma (link inglese. Alcova per immagini cerimoniali) che stava alle spalle del capo della scuola fa intendere quanto rilevante l'uso dello spazio ai fini di impressionare con il proprio status gli ospiti.

(Per chi si fosse perso le puntate successive trovate l'elenco QUI.)

11.01.2007

Sanpei&Ippei VS TrioVeneto 0-1 (ma siamo sicuri? :)


Bella lì uomini di mare e non (Uomini di mare è una crew italiana che fa Hip hop! vedi anche Teste Mobili:)!!!!..oggi però vi conviene esserlo un po', lupacchiotti di mare, perchè il tema lo esige!!!...

Eccovi qui le fotacchie di quella che è stata un epica sfida Italia-Giappone nella antica e nobile arte ittica!!!!



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Da non credere! E vorrei precisare che, oltre all'esperienza di pescare nel paese di Sanpei e Ippei Nihira, che già di suo ci accredita 100 punti in più e ci candida di diritto al Best Blog Award 2008, la canna da pesca ce la siamo portate NOI da casa!! Ahò fioi, ma vi rendete conto?in viaggio dall'altra parte del mondo con le canne da pesca, intenzionati fin dall'inizio di lanciare le nostre meschine lenze nel mare del JP!!!!

Per essere onesti e onorane il gesto, max ne ha portate ben due, perchè io, pescatore d'alto livello che sprezza la volgare attività ittica per darsi solo all'altura(..............) di canne da pesca ne avevo una sola, telescopica, che in realtà è il bastone allungabile di Goku, non nel senso che si allungava a comando ma che aveva la staffa di base lunga di per se una decina di metri...senza contare le altre sei..mannaggia insomma in valigia, nonostante questa fosse alta quattro metri per tre, non c'entrava...grazie mille Max!!..il Marchetto aveva invece la sua bella cannetta, con tanto di attrezzatura che avevamo pattuito portasse lui perchè unico ad essere già equipaggiato di tutto, senza io e max dovessimo andare a far spese inutili per ami e roba varia che poi non avremo usato tornati in patria..
Non saranno state di fattura giapponese:) (le canne giappe sono di fattura magistrale!!..e costosette..anche se, si sa, il mercato interno giapponese è così variegato nella gamma dei prezzi che se ci si accontenta un po' e non si pretende il massimo si concludono sempre affaroni per cifre esigue..e la qualità non pecca di deludere:) ma una delle canne di Max era nientepopodimeno che un esemplare della specie ormai in via di estinzione "canna del nonno" (la nomencaltura è coniata dall'analogo "coppa del nonno", le tazzine che i nonni tramandano ai figli in linea diretta -quindi non alla prole illegittima- che a loro volta trasmettono il cimelio familiare alla discendenza) cioè di quelle possedute da avi e bisarcavoli, fin dai remoti tempi primordiali (la lenza è infatti quella che i nostri scimmmieschi antenati usavano per la pesca a strascico (nel senso però che erano loro ad essere tracinati radenti il fondale da mastodontici plesiosauri)!!!












Già durante la nostra epica preparazione per il viaggio, dunque, avevamo inquietato il Giappo con la nostra bieca intenzione di fradoargli un po' di pesciolame!...

E noi ci siamo andati a pescatre! Pochino, ma ci siamo andati!...siamo andati come già detto, solo due o tre volte (max non ricordo se tipo la volta degli scogli era la stessa di quella del pontile..) con risultati direi abominevoli...........

La prima è stata quella mattina in qui, per inciso dovevamo alzarci alle 6:30 ed essere in spiaggia a pescare già prima delle 7...cosa che ovviamente è andata a monte, essendoci presentati sul pontile per le 7:30 inoltrate:)..la stessa mattina della mia rissa con la mantide e della meravigliosa apparizione del Fuji!!!!!...mamma mia che giorni abbiamo vissuto!!..

Li ci attendevano i nostri sfidanti, i temibilissimi Sanpei&Ippei Nihira, della nazionale ittica giapponese, la cui fama era giunta pure nel Bel Paese dopo essersi aggiuducati trofei su trofei nelle più iportanti conpetizioni estremo orientali!!










Notare prima di tutto il look!!!!..Immancabile cappello di paglia!!! guardate!..solo Sanpei ( t-shirt rossa) ha gli zoori( le ciabattine infradito) mentre il nonno Ippei ha adottato un look più casual, che non disdegna l'ostentazione pilifera!...:)











...Sarà stato forse per il nostro ritardo al giorno della sfida, che ci siamo permesi di fare perchè sicuri di avere la vittoria nelle nostre mani (........), ma appena giunti sul pontile di Hayama Beach, i due campioni giapponesi hanno voluto subito frazionare il granitico suolo del pontile in aree di esercizio ittico, secondo loro, per scongiurare incidenti tecnici tipo groviglio di lenze o simili, tutto con un piglio pacato e meticoloso e con calore forzato.

...Ma noi, volponi come siamo, capimmo subito dall'iniqua distribuzione dello specchio marino assegnatoci e dalla locazione tutt'altro che favorevole sul pontile, che i due felloni, forti del fatto di giocare in casa, ci stavano rifilando il versante meno peschereccio della costa!!!!..
Nonostante i nostri clamorosi fiaschi, in occasione della sfida, abbiamo fatto breccia nel cuore dei due campioni, con la nostra non comune professionalità, e i bollenti spiriti si sono affievoliti a poco a poco, anche perchè si era instaurata quella tipica atmosfera panteistica della pesca nelle giornate in cui non si chiappa una cazz, e stai lì a grattarti e a contemplare l'azzurro del cielo che si tuffa nel blu torvo del mare... finchè il buon Marco non ci caccia li la giocata fatata e ci pesca su un pescetto da scatola di sardine..ma no anzi a guardarlo bene non era poi così stitico...si dimenava con forza ed era abbastanza tozzo, lungo quanto la mano di un uomo adulto...beh, insomma anche i duei campioni che erano a becco asciutto quanto noi da un bel po' (anche se in realtà il nonno Ippei aveva chiappato un bell'esemplare poco dopo il nostro arrivo) scattano in pedi e corrno in contro a Marco che intando cercava di estrarre l'amo dalla mascella del disgraziato pesciazzo!....vedendolo in difficoltà, il buon Ippei,con sfoggio di fratellanza sportiva lo ha aiutato a sfilare l'amo...due secondi tipo....poi Marco lo ringrazia e gli fa "ma che pesce è ?, scusi" e lui " fugu, fugu!", che non è il presente indicativo del verbo "fuggire" malamente pronunciato da un qualche appartenente a una comunità tribale del Congo, bensì il nome (con un taglio però non scientifico, come tutti i nomi comuni di animali) del pesce palla!!

.."ma va!!!" voi dite, e invece è proprio così, e se ve lo dico consapevole di passare per allocco credulone, sono d'altro canto fiducioso che di specie di pesce palla ne esistano a bizzeffe, e che il nostro, nonostante non esagerato nella caratteristica forma, privo della pelle urticante(meno male) che lo rende pericoloso al tatto per l'uomo, potesse essere proprio un indigesto pesce palla, incappato proprio nella lenza di un italiano dalla chioma ossigenata su una superficie di 372 839 chilometri quadrati


...insomma abbiamo stravinto pescanto un pesce palla!!

mitici!..


Per quanto riguarda le altre sezioni di pesca, essendo esse alquanto monotone e comunque abbastanza avare di interessanti novità, vorrei citarle appena in un altra sede e relegarle un po' a sfondo di nuovi ritratti di esperienze vissute in luoghi di cui intendo parlarvi prossimamente..spostando finalmente l'asse dell'analisi a questa natura del Giappone..non con tutta 'sta fretta comunque:)...pazientate un po' quindi!..

...よいお釣りを...



***mex per Giullo: vai sul post "L'albicante cacume Fuji" che ti avevo lasciato la risposta al commento!! E' importante!!(> o <)すみません!
***MESSAGGIO PER TUTTI GLI UTENTI FUMAIOLI: i doppi sensi non sono andato naturalmente a cercarli..ma rileggendo sto post ci si fanno davvero due risate:)....

眩しき富士山 - L'albicante cacume Fuji

Oggi volevo però tappare un foretto nella carlinga del nostro velivolo che galleggia sulla volta nipponica e postare fedelmente a quanto detto nel post “Il BESTIARIO giapponese -parte 5-" alcune foto sulle vedute dl fuji…questo perché sono un raveriano convinto (Massimo RAveri è docente di Storia delle filosofie e religioni dell’Asia orientale attualmente a Venezia Ca forscari) e mi opprime non ottemperare al bisogno di chiudere circolarmente un discorso lasciato in sospeso, pur con tutte le digressioni che s’accumulano nella trattazione tematica…proprio l’opposto del suo divagante e stravagante collega Bonaventura Reperti:)..ma questa è una frecciatina simpatica ai nostri dotti, aponici e un pizzichino boriosi istruttori, no max?

Ecco a voi queste splendide foto del Fuji(..ai shichau kara, ai shichau kara...piichi!!piichi..scusate:)








Ed eccola là, argh!, quella meraviglia di Fuji dalla spiaggia!!!meraviglia! Un panorama che chi anela al Giappone non può che bramare come l'Atman al Brahman(giocono di parole:)!!!!!!

Mi viene da singhiozzare se penso a quella mattina in cui, come già detto, uscito senza macchina fotografica per andare a pescare(vedi post "Sampei vs TrioVeneto"), all'ingresso della zona balneabile di Hayama si è palesato in tutta la sua accecante maestosità!!!!!!mamma mia! è uno spettacolo come pochi ne possono esistere, dico sul serio!..
Non tanto per la sua subitanea apparizione, certo anche questa gioca un ruolo essenziale, quanto per la singolarità del corpo geologico, che fa capolino isolato e sospeso, la base che sfuma incantevolmente in una spumosa gazarra nenbica, inverosimilmente simmetrico, tanto da sembrare proprio campito ad acquerello, nelle sue tinte tenui e delicate.
Rimembra però correnti non tanto genuinamente nipponice nello stile della rappresentazione quanto più che altro lo stile naturalista cinese o quanto meno filoni coniati in giappone da esso come il Kanga 漢画...ma il sapore è analogo secondo me più a quello di un Soami no?..ci sta.. Simbolo da sempre della possanza dello spirito Yamato e della sua longevita tuttavia il Fuji in atmosfere mattutine quando è appannato dai lucori del sole estivo, immola questi somi tradizionalmente mascolini, e si incarna nella morbidezza della femminilità più immaccolata: ecco che il Fuji è una bellissima e florida donna giapponese accoccolata nei suoi plurimi vestimenti, la sottile pelle delle guance rosata per il pungente gelo nipponico, sulla veranda della sua YASHIKI.


Accidenti per scattarla sta foto ho rischiato gambe e braccia contro quella famelica mantide giapponese!!!!! Un bel grazie (o dei soldi) me li meriterei proprio...
Ah, aggiungo anche, molto bella la scena dell'imbarcazione mercantile che solca il mare con Fuji di sfondo ed Enoshima sulla destra, la minuscola isoletta mitica e vituperata(dai giovani giapponesi squinternati che lì emigrano per concerti e raduni estivi e lasciano un porcilaio da far spavento: l'unica testimonianza, orale poi, che ho avuto è stata quella di un nostro simpatico e rumoroso(nonchè monumentale:) amicone, il vecchio Giangi, che, partecipando una volta a uno di questi concerti mi mostrato le foto del macello disseminato in giro per la spiaggia a esecuzione terminata...roba da arresto!!) Lì ero sul pontile, macchinetta alla mano, mentre Max faceva foto anche lui ovviamente e Marco s'impegnava a non sfigurare contro gli atavici e temibilissimi.....NONNI PESCATORI GIAPPONESI!!!!!!!



La foto del tramonto, che purtroppo non ha tutta 'sta veste spettacolare, lo so, soprattutto per colpa di quelle dita di unto sui vetri(maledetti..che stavano trangugiando di così unto che in Giappo l'olio manco si usa!!!..)..sono state scattate nientepopodimento sulla terrazza panoramica della LANDMARK TOWER (più avanti vedrò di postare anche del materiale su questa bell'esperienza in quella che è la torre più alta del Giappone(ma sarà vero?:))nella simpaticissima e inquietante(di notte:) Yokohama!!!

Il monte svetta sulla destra, mentre il sole lotta con gli arti incandescenti per non affogare nelle tenebre tentacolari.
Mi atterrisce qui l'inversione cosmica che si può cogliere nella rappresentazione: la montagna è lievemente piegata verso destra, ma è un'inclinazione brusca, che imprime una cinetica allarmante all'elemento...è la montagna che durante il dì ha troneggiato sul suolo di Yamato, e che deve disparire ora nell'oscurità notturna, che resiste nella sua regia e leonina tenacia alla sua ineluttabile deposizione, si dimena, insegue l'ultima luce che inesorabilmente s'affioca e la sopprime con una imperturbabilità che trasfigura in gelido carceriere pure il cocente sole calante.
Leggendovi invece una parabola spiccatamente Yamato, il Fuji rappresenta qui il vigoroso Izanaki, che si lancia disperato a soccorrere la morente sposa Izanami ustionata dopo il parto del Dio del Fuoco(estinto dallo stesso Izanaki subito dopo la nascita proprio per l'incazzatura).
La sua è già una discesa agli inferi, che prelude alla purificazione(misogi)dell'impurità(kegare) dell'alba successiva.

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Scusate, ma proprio non ho resistito! dovevo vederci qualcosa di sublime i queste foto!!!!

..comunque questo non vi può permettere di sottovalutare ed esecrare la magnificenza di questo spettacolo naturale gratuitoù: è davvero unico al mondo, il Fuji!

Una domanda però sorge spontanea: cos'ha davvero di speciale sta montagna, tanto da assurgere a icona del Paese Giappone in tutto il mondo ? (assieme al carosello di etichette con cui il mondo parla del Giappone, che io, ora fatevi beffe di me, non difendo ma comunque non condanno ferocemente, per motivi che esporrò in seguito, e uno di questi è che non ce n'è motivo; gli stereotipi sono parassiti intollerabili per chi conosce,è vero, ma spesso chi conosce non si rende sufficentemente conto di quanto sia in nome di essi e su essi che ha consumato la sua ricerca; vi dovrebbe bastare per ora comprendere che se le etichette e i simulacri(ma questo in qualsivoglia immaginario umano) esistono è prechè vengono sintetizzati a partire da una manipolazione di un corpus originario si simboli e messaggi: i messaggi più facilmente corruttibili, malleabili,trasformabili in pubblicità inoffensive e commercialmente offribili alle masse)

Da qui, vi rimando al post riflessivo sulla natura del Jp, ancora in esecuzione...

10.28.2007

アイスクリ-ム時間。L'ora del gelato

Diciamocelo.Sarà anche autunno avanzato, ma un gelato ci sta sempre bene.Ricordi, Davide (per voi nonnina) la proposta quotidiana delle mezzanotte, mezzanotte e mezza? "Gelato?!".E via di corsa, al conbini più vicino (ok, anche l'unico in zona, se parliamo di Hayama, nel mese di agosto).Bei tempi eh?
Per coloro che non sanno, i conbini sono una realtà commerciale ben radicata in Giappone, che prevede questa diffusione capillare, in tutto il territorio, di piccoli negozietti, una sorta di bazaar, dove trovare "un pò di tutto", aperti 7 giorni su 7, 24 su 24.Il loro nome deriva dall'ennesima contrazione occidentalistica di "Convenience store".Dai salarymen che magari all'ultimo momento si trovano coi calzini bucati, o un bottone della giacca lì lì per cadere, alle casalinghe che hanno finito la salsa di soia, dai giovani spiantati che in crisi di astinenza non hanno più nessun giornalaccio semierotico da leggere, al distinto "naninani-sama" che si vuol sgranocchiare qualcosa: tutti hanno bisogno di un conbini sotto casa.E lasciatemene citare uno per tutti, senza togliere nulla agli altri: Lawson.
Questo simpatico, cordiale luogo di piacere, inteso in senso palatale.Da Shibuya a Tamaplaza (nonostante la sua scoperta troppo tarda, poichè agli inizi si andava già di Family Smart), fino ad Hayama, dove il suo regno era incontrastato."Gelato?!" era la parola d'ordine.Sapendo di trovare sempre un buon compagno fidato di Gelatizzazione, mi rivolgevo a colpo sicuro, chiedendolo a Davide.Sapevo non mi avrebbe deluso.E così prendi, esci dalla casetta chiudendo la maniglia, senza preoccuparti di giri di chiave, o lasciare le luci accese per dissimulare ai ladri presenze.."Siamo in Giappone", pensavamo a ragione, "forse il posto più sicuro del mondo".Sciabattando per le stradine di una che altro non è che lo stampo fedele della più classica località in riva al mare, immersi nel più totale silenzio rumoroso e magico delle montagnole circostanti, con passo deciso e godurioso, ci godevamo questi dieci minuti di stradina.Senza esserci mai davvero abituati, attraversiamo la strada guardando prima a destra, e solo poi a sinistra (visto che in Giappone, per chi ignorasse, hanno la guida nell'auto al posto destro, ma in strada tengono la sinsitra), e arriviamo, tra un semi e l'altro, alla nostra meta.Non me ne voglia il Lawson Shibuyano, del quale magari parlerò più avanti (o del quale magari lascerò parola al buon Nonnina), ma perdonatemi se non voglio tirare in ballo luoghi comuni, quando dico che il gestore del Lawson di Hayama era (ed è) un simpatico, grande grosso similbonzo (con un figlio probabilmente però mai cresciuto dentro, e sempre un pò bambinone), che dai, dai tre, dai tutte le sere, dopo una settimana ci saluta con larghi sorrisi, e ci riconosce non appena varchiamo la soglia.Con la sua divisa a righe azzurrine e bianche ci aspetta in cassa, al varco, con noi che andiamo a pagare il nostro gelato.E non un gelato normale..ma di questo vi parlo un pochino più avanti, con un esempio fotografico lampante.Una sera è riuscito addirittura a dirci "Ah, ieri menta, oggi questo", ricordandosi esattamente quindi cosa avessimo comprato il giorno prima.Serve che vi faccia notare, quanta genta possa recarsi durante il giorno in questi posti, e quanta gente compri il gelato, in una afosissima estate giapponese?E lui imperterrito che ci spiazza con la sua straordinaria memoria.E noi, come due idioti, colti alla sprovvista, senza parole, senza ribattere quasi nulla.Come ci siam sentiti piccoli..ma al tempo stesso, ci si è gonfiato il petto di orgoglio.Riconosciuti, ricordati.O trovare in cassa suo figlio, altra esperienza unica..:D.L'uomo che adora la parola "chodo" (che indica il dare\ricevere i soldi esatti, senza resto) più di chiunque altro,e che ti accoglie con questa sua vocina altamente dissonante rispetto la sua cicciolesca corporatura...e ride, sorride sempre.
E noi paghiamo i nostri MISERI (non perchè lo siamo noi, ma perchè altro che prezzi occidentali, là il massimo per un gelato son 200 yen, corrispondenti a 1 euro e 20 circa, il prezzo medio è 105, e si può avere un ghiacciolo [che non è come i nostri, che succhi e resta il pallido ghiaccio...] per 78 MISERI..lasciatemelo ripetere...yen.78 Yen sono nemmeno 50 cents di euro...ci rendiamo conto?
E poi che gelati...guardate, non fosse che la foto parla da sola, ma voglio "sprecare" delle parole per questo gelato (nell'occasione preso a Tamaplaza, ma poi, rimastone folgorato, ho concesso più e più volte il bis)




Gusto: anguria.Direte voi, "bleah, l'ho provato una volta anche in Italia, il gusto anguria...ma sa di cetriolo!".Così pensavo anche io, quando ero giovane e ancora acerbo, forse non pronto a lasciarmi sorprendere dal Giappone.Lo prendo, lo scarto, addento.Subito mi colpiscono la forma a fetta di cocomero,e la sua solidità, nonostante l'apparenza da ghiacciolo.Secondo, il gusto.Perfetto, cocomero ben maturo, dolce e zuccherino al punto giusto.Ci sono anche i semini, di cioccolata.Sfiziosi, perfetti, fedelmente riprodotti.Mangi, mangi, godi..tra un orgasmo palatale e l'altro, arrivi addirittura alla scorza... "Come una vera fetta di cocomero!" pensi.Già, il gusto della parte finale, (che tra l'altro anche cromaticamente rispecchia la realtà, sfumando dal rosso al verde, passando per il bianco) è sempre anguria, ma è meno dolce, più neutro.Quasi fosse davvero buccia.Fidatevi, un'esperienza, per quanto riguarda i gelati, unica.Mi spiace dirlo, compete addirittura con il jumbo, e siate consapevoli del conflitto interiore che sento, mentre affermo ciò.
"Davide, Gelato?!"

Sob.

10.26.2007

La natura del Giappone

Le cose che più colpiscono in Giappone, sono sicuramente quelle alle quali si è più sensibili o affezionati. Nella fattispecie ciò può essere il fantastico mondo della entomologia, i manga, le tettone giapponesi (quelle che vanno al bar solo con gli unicorni, per quanto sono facili da trovare) e chi più ne ha più ne metta.
Nel mio caso è stata la pubblicità ad attirarmi molto in Giappone, tema a me tanto caro (vedi: odiato) qui in Italia quanto nel bel paese da noi amato. Ora basta con i convenevoli ed ecco a voi una carrellata alla quale seguirà un commento di ampio respiro sulla natura del giappone come mai avete visto, in risposta anche ad un post dei grandi di youkosoitalia. Campagna giapponese: un esempio. Sapete dire quanti cartelli stradali sono pubblicità e quanti no?

Famosa metropoli nipponica, sapete dove è stata scattata questa foto?
Ecco un vero e proprio tipo cool (figo, kakkoii かっこいい), di stampo matrixiano (si intuisce dalla donnina vestita di lattice) che ci incita a bere quella cosa che li viene chiamata caffè, per conto della The Coca-Cola Company.

A queste cose si aggiunge la mia sorpresa nello scoprire come fanno ad orientarsi senza nomi delle strade con il navigatore satellitare:
"Al McDonald's, svoltare a destra"
Non aggiungo altro, io ho tratto le mie conclusioni, voi fate le vostre, che intanto proseguo con il corollario sulla natura del Giappone.

Di risposta al post (che mostrava una collezione di pietre, suiseki 燧石 ), che faceva riferimento alla sensibilità da sempre insita nel popolo giapponese per la natura, ecco la mia risposta.
Ritengo che il discorso sul 物の合われ (mono no aware, la sensibilità delle cose) sia molto generalista e dall'approccio antiquato, in quanto chiunque si rechi in Giappone, studioso dell'arte giapponese, si può rendere immediatamente conto del fatto che non è la natura in quanto insieme dei suoi componenti fisici che interagiscono tra di loro a colpire il cuore e la mente nipponici (kokoro 心).
Pensando al paesaggio urbano, e ai mille modi nei quali la cultura Giapponese è usa a piegare la natura, è più un concetto di "materiale" che compone gli oggetti e della sua "riconducibilità poetica" ad essere amato; per farmi capire vorrei continuare ad elencare termini della letteratura giapponese del 1200: utamakura (歌枕 toponimi poetici), uno dei termini del kago (歌語 linguaggio poetico).
Con essi si intende il concetto giapponese di attribuire a determinati luoghi, in questo caso, ma genericamente identificabili come "materiali", determinate proprietà, qualità o ricordi (di volta in volta poetici, religiosi, ideologici o politici).
Questi "materiali" possono poi venire ricercati, usati o protetti a seconda della popolarità che essi acquisiscono. Una vera e propria "pubblicità delle cose", che mai arriva ad un concetto di "amore per la natura" che spesso viene indicato esplicitamente o implicitamente come facente parte della cultura giapponese, mentre è tipicamente di origine occidentale.